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13 dicembre 2007

Le ragioni dei camionisti

Non è facile capire cosa vogliano i camionisti.
Quando li intervistano, questi uomini infreddoliti con le mani grandi e la lingua non abituata a dotte dissertazioni riescono a spiaccicare:”benzina”, “più soldi”, “mone ore alla guida”.
La gente alla TV non capisce, e si accorge solo che nel banco del supermercato non c’è più latte, che non c’è più benzina, che ritorna il desiderio, di chi ha vissuto una guerra, di riempirsi la credenza di scatole… perché non si sa mai.
Però, dato che ho una laurea e dieci anni di esperienza in ingegneria dei trasporti, mi sono sentito in dovere di farmi un’idea e questo è ciò che ho capito.
In Italia le leggi ci sono ed impongono uno strumento, tipo la scatola nera degli aerei, che registra la velocità del camion: se,ad un controllo, questa velocità risulta superata, ti danno la multa, ti tolgono punti o, peggio ti ritirano la licenza.
Ho notato una cosa: queste misure punitive colpiscono sempre l’uomo: il camionista.
“E chi dovrebbero colpire?” direte voi.

In Italia l’80 % delle merci viaggia su gomma.
La metà delle imprese è costituita da padroncini cioè persone “normali” che hanno fatto un mutuo, comprato un camion, ed ora combattono contro il tempo per riuscire a pagare entrambi ed incidentalmente guadagnare qualche soldo.
L’altra metà delle imprese è costituita da società che, da quando è stata introdotta la patente a punti, assumono autisti in tutto il mondo e, semplicemente, li licenziano quando hanno finito i punti della patente.
Queste società, anche quando non sono coinvolte in traffici di natura molto dubbia e, di conseguenza, sono piene di soldi da “ripulire”, hanno accesso a finanziamenti a tassi bancari migliori di quello dei privati, aderiscono a cartelli di interessi che garantiscono contratti migliori, hanno una migliore copertura assicurativa ed hanno migliori appoggi politici.
L’altra metà del mondo dei trasporti sono i mittenti ed i destinatari, ovvero le società che inviano e ricevono le merci, e lo stato che impone delle regole.

Quello che hanno notato i camionisti, e che noto anch’io, è che la concorrenza è tutto tranne che leale.
Le famose misure punitive di cui sopra non toccano queste società e fanno sì che, per esempio, i contratti di trasporto prevedano un tempo minore di quello necessario a percorrere il tragitto rispettando i limiti.
Le società e le mafie si giocano i loro “autisti a perdere” ché tanto poi, a morire, sono quei poveretti ed gli sfortunati coinvolti negli incidenti stradali.
I “padroncini” invece si giocano la vita, e tutto ciò che hanno, ed il futuro dei loro figli in una roulette russa di cui intuiscono l’inevitabile conclusione.
Lo stato, nel frattempo, finge di non vedere ed, ogni tanto, si pulisce la coscienza punendo le vittime.

Quello che chiedono i “padroncini”, ed i giornali non riportano, è che le società committenti vengano considerate corresponsabili delle infrazioni e che paghino multe salate nel caso di infrazioni.
In altre parole, chiedono che non sia più possibile, per le società mittenti, fare come fanno quei truffatori che, smascherati, danno la colpa all’operatore interinale del call center di aver comunicato le false condizioni di contratto.
Solo così non sarà più conveniente per chi comanda (perché ha i soldi in mano mentre l’interlocutore ha un mutuo da pagare) fare contratti che prevedano ed impongano il rispetto della legge e, soprattutto, preferire che rispetta la legge a chi non la rispetta.

Quindi, oltre che arrabbiarci perché non abbiamo il latte dovremo considerare che quei 60.000 lavoratori onesti e padri di famiglia che si stanno giocando il tutto per tutto, forse, sono una risorsa di tutto il paese che va rispettata e protetta.

Guido Mastrobuono




permalink | inviato da progettocicero il 13/12/2007 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



25 settembre 2007

Treni alta velocità, due passi oltre la punta del nostro naso - Guido Mastrobuono

Vorrei parlare delle proteste contro la linea Torino Lione. 
Pare che ben 30000 persone abbiano manifestato contro la tratta.
Di fronte ad un tale evento, ognuno di noi dovrebbe chiedersi quanto questa nuova ferrovia serva veramente.

Partiamo da una considerazione: spostarsi è un diritto fondamentale.
Il primo passo per rendere totalitario uno stato relativamente libero consiste nell’impedire alla gente di spostarsi. In questo modo è possibile sostituire la conoscenza diretta delle cose con articoli zeppi di opinioni e poveri di fatti.
Le opinioni possono benissimo viaggiare su Internet mentre i fatti, pur lasciando segni evidenti e "solidi", possono essere letti solo recandosi sul posto.
Solo muovendosi, è possibile vedere le cose o almeno parlare con persone che le abbiano viste.
Solo muovendosi, è possibile comprendere la differenza tra "essere informati" e "sapere" e, soprattutto, è possibile votare nella piena coscienza di ciò che sta accadendo.
Sulla base di queste considerazioni si afferma che una possibilità di spostamento della gente con alta velocità e basso costo è fondamentale per il mantenimento di un barlume di libertà nella nostra terra.


Si tratta di uno di quei diritti/doveri che dobbiamo esercitare se vogliamo consegnare ai nostri figli uno stato un po’ migliore di quello che ci è stato messo in mano dai nostri genitori.

Però, i mezzi di trasporto, hanno un costo sia economico che ambientale.
Se si tiene conto del fatto che l’unico obiettivo di una comunità sana non è quello di diventare più ricca e potente ma quello di aumentare la qualità della vita dei suoi membri, questi due aspetti non sono che due facce della stessa medaglia.
Il costo economico impedisce di destinare i fondi ad altre opere o alla cura dei concittadini bisognosi, il costo ambientale peggiora direttamente l’ambiente in cui viviamo ed, in cascata, la nostra vita.
Si invitano i lettori a guardarsi gli articoli intitolati "Meno è meglio" (
http://www.disinformazione.info/menoemeglio.htm) e "Produrre più energia o risparmiare nei consumi energetici?" (http://www.disinformazione.info/risparmiarenergia.htm).

Da questi due articoli si vogliono "rubare" due periodi che contengono il seme di tutto il discorso che segue.
"Un autoarticolato ha un motore che sprigiona circa 370 KW, carica 27 tonnellate ed ha un solo autista. Per quanto attiene al consumo di carburante, sono necessari 1000 kg di combustibile per spostare 50 tonnellate di merci su strada per una tratta di 1000 chilometri, che scendono a 515 Kg per la ferrovia e si riducono ulteriormente a 394 Kg per il mezzo navale."
"Il traffico su strada è il più inquinante, ma al secondo posto ci sono i voli aerei. In media sono responsabili del 6 per cento dei gas serra prodotti da ognuno di noi: cioè due terzi di tonnellata per ogni britannico e un'intera tonnellata per ogni statunitense e australiano. Il fiorente mercato dei voli a basso costo ha contribuito a far aumentare notevolmente le emissioni di gas serra e sicuramente il peggio deve ancora venire."

Morale: dove possibile, meglio muoversi sull’acqua. Dove non lo è, meglio muoversi su rotaia. E qui si arriva al campo di competenza di chi scrive.

Le nuove linee si definiscono AV/AC. La gente non sa che la seconda parte dell’acronimo sta per "alta capacità" e questo è importante.
I treni infatti, aumentando la velocità di spostamento, aumentano i consumi meno di parecchi altri sistemi di trasporto. Quello che peggiora il territorio (con la sua stessa esistenza) è l’infrastruttura, cioè le rotaie e tutti i dispositivi che servono per farci correre il treno in tutta sicurezza.
L’alta capacità permette di far correre più treni su meno infrastruttura.


Il secondo modo di diminuire l’infrastruttura è quello di farla più corta e, come diceva Pitagora, il percorso più breve tra due punti è quello che corre sulla linea retta.
Una linea tra Bologna e Firenze non può non passare per il Mugello. Una linea tra la Francia e Lubiana non può non passare per la Val di Susa perché, altrimenti, bisogna fare una linea più lunga ed inquinare di più.

Per concludere, i trentamila che hanno manifestato forse hanno dimenticato di considerare alcuni fattori.

1 Dobbiamo fermare i camion.
Il trasporto su gomma uccide perché sporca l’aria che respirano i nostri figli.
Il trasporto su gomma uccide perché, ogni autista che guida il suo camion, per essere competitivo, deve farlo muovere per 24 ore al giorno, muore di stanchezza e causa incidenti.
Il trasporto su gomma uccide perché gli automezzi vanno a petrolio e per estrarre petrolio… beh… chiedete agli iracheni!

2 Se spostarsi è un obbligo, consumare meno energia è una priorità.
Perché non spostarsi uccide la libertà e consumare energia, specialmente se ottenuta bruciando carbone o petrolio, uccide il pianeta.

3 La linea deve passare proprio da lì.
Perché, se no, bisogna fare una linea più lunga.
C’è amianto nel monte Musinè? Bene, dovrà essere trattato adeguatamente. Esiste una legge che tratta proprio questo argomento e, se gli amministratori locali non si faranno corrompere, se ne potrà controllare l’applicazione.

Al momento non c’è richiesta di trasporto merci? E’ perché, per ora, permettiamo a camionisti stanchissimi di venirsi a schiantare nelle nostre autostrade. Appena riusciremo a fargli pagare il reale costo ambientale (tumori, mantenimento degli orfani, e danni da incidente compresi) si può stare sicuri che le richieste di usare il treno saliranno eccome.
La linea è esclusivamente merci? E’ falso. La linea è attrezzata per il trasporto passeggeri.

Si dice che Lunardi abbia interessi nell’opera? Amen, c’è sempre qualche lobby che ha interesse in ogni opera. La domanda è: siamo in grado di difenderci e fare combaciare i loro interessi con i nostri?
Se si, saremo noi ad usare le lobby e non viceversa.
Se no, è il momento buono per liberarci di qualcuno dei nostri politici ed amministratori.
Non possiamo rinunciare a fare le scelte giuste solo perché non ci fidiamo delle persone a cui affidiamo il compito di eseguire i controlli. Dobbiamo migliorare il nostro paese e vigilare perché tutto avvenga in maniera propria.

Non ci si può, però, più permettere di abbandonarsi alla politica dell’immobilità perché, se questo atteggiamento non ammazzerà noi, ucciderà i nostri figli o, peggio, consegnerà loro un inferno dove non si potrà abitare, realizzare le proprie aspirazioni, farsi una famiglia ed avere dei figli: un posto grigio dove non sarà possibile essere felici.


Aticolo scritto nel 2005 da Guido Mastrobuono




permalink | inviato da progettocicero il 25/9/2007 alle 20:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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